Dal 1981 al 1990

1990

Venendo finalmente a Taranto, va notato come negli ultimi anni l’attività della Soprintendenza, particolarmente intensa per antica tradizione, stia sempre più affiancando agli interventi di recupero determinati da scoperte fortuite vere ricerche programmate, in parte favorite dai due progetti FIO 1986 in corso di realizzazione: quello per il recupero produttivo della Città Vecchia e quello per il Polo museale tarantino, operante attualmente nell’ex convento di S. Domenico, destinato a nuova sede degli uffici della Soprintendenza.

Qui, al di sotto di alcuni ambienti, si è riconosciuta, per quanto lacunosa, una stratigrafia con livelli greci, arcaici, sovrapposti ad altri relativi a frequentazioni dell’Età del ferro, Ma il rinvenimento più notevole è avvenuto (e le ricerche sono ancora in corso) al limite nord del chiostro, dove sembra essersi individuata, in una struttura di grossi blocchi, la fondazione dello stilobate del tempio cui si riferiscono le imponenti strutture individuate a suo tempo sotto la contigua chiesa di San Domenico.

Diversi saggi di scavo sono stati eseguiti in piazza Castello, nel cortile e in alcuni ambienti a piano terra del Palazzo di Città.

Se utili informazioni si sono tratte riguardo alla storia moderna del sito, assai scarse e dubbie sono quelle relative al vicino tempio greco di Poseidon, dato il sistematico sbancamento da cui è stata interessata la roccia su cui poggiava l’edificio arcaico.

Aree esterne all’Ospedale Santissima Annunziata sono state oggetto, negli ultimi due anni, di estese ricerche archeologiche. Da una parte (settore A) si è individuata un’area di necropoli, databile tra la fine del VI ed i primi decenni del V secolo a.C., con un nucleo di deposizioni infantili entro sarcofagi di terracotta o di carparo.

Al IV-III secolo a.C. va riferita, invece, un’area di sacrificio, con resti di agnelli al di sopra di terrecotte relative al culto dei Dioscuri. Ancora nella stessa area, riferibili alla fine del III e al II secolo a.C., grandi fosse riempite da scarti di fornace rimandano a funzioni di tipo produttivo. Nel settore B, accanto a una necropoli tardoarcaica, si sono individuate circa trenta buche: alcune, favisse riferibili alla frequentazione di un vicino santuario e inquadrabili dall’età arcaica fino al primo ellenismo; altre, vere fosse di scarico di officine ceramiche produttrici sia di terrecotte votive che di ceramica di uso comune (ollae perforatae).

Un’ultima notizia non si riferisce a un nuovo rinvenimento, ma ad una riscoperta. A Taranto, infatti, in via Crispi 32 sono state nuovamente individuate, e poi fatte oggetto di interventi conservativi, due tombe a camera già scavate nel 1919. Una di esse mantiene ancora in ottime condizioni di freschezza le vivaci decorazioni dipinte, già note da acquerelli pubblicati dalla Tinè Bertocchi.

Al di là della messe di dati raccolta in tutta la regione, non sono mancati nell’ultimo anno i casi di nuova o consolidata collaborazione, e li ho citati tutti con soddisfazione, tanto maggiore in quanto non poteva essere scambiata per autoesaltazione: non tanto le collaborazioni, che dovrebbero essere scontate, con le istituzioni di ricerca, quanto quelle con alcuni Enti Locali, che nel perdurante grigiore della sensibilità politica verso i beni culturali, m’inducono a ben sperare per il futuro.

Ma non sono neppure mancate le solite difficoltà di raccordo fra esigenze della tutela, entità delle risorse e disponibilità di personale, quest’ultima, oltre tutto, non uniforme nelle diverse parti della regione; né sono mancate le incomprensioni (spiace dirlo, ma va detto) con altri settori dello stesso nostro Ministero.

Incomprensioni e difficoltà che potranno essere tutte superate se nelle, e dalle, istituzioni impareremo a porci in rispettoso ascolto delle istanze di tutti gli interlocutori, convinti delle nostre buone ragioni, fermi nel difendere le nostre competenze, ma sempre disposti a dialogare, e a porre la norma al servizio dell’uomo e non viceversa, come spesso per orgoglio o per semplice comodità si è portati a fare. Su questa linea spero di poter contare sul consenso concreto (e non solo di principio) di tutte le forze sane (e sono maggioranza) che operano nella Soprintendenza o ne affiancano l’impegno.

A tutti i colleghi che hanno firmato le schede del Notiziario, a tutti coloro che vi sono citati come collaboratori, ma anche a tutti coloro che senza colpa né demerito non vi compaiono, va il mio apprezzamento per quanto hanno fatto in quest’ultimo anno, con la speranza di poter continuare a farlo insieme e meglio nei prossimi.

GIUSEPPE ANDREASSI